microÈ l’anno della ripartenza. Le imprese veronesi - e più in generale quelle venete e italiane - malgrado le mille difficoltà tengono alta la testa.

Il macrodato nazionale segna nel I trimestre 2016 una frenata dei fallimenti (-5,4% sul 2015) e un saldo, seppure ancora con segno negativo, tra iscrizioni e cessazioni che è il migliore degli ultimi cinque anni: al timido +0,1% di neonate corrisponde infatti un -4,4% di chiusure per un totale di 6.038.891 imprese attive.

 

PROVINCIA SCALIGERA. In provincia di Verona l’andamento generale della nati-mortalità al 31 marzo segna un -0,20% dato dalle 2.231 cessazioni compensate dalle 2.025 nuove iscrizioni: in totale sono 206 le imprese scaligere chiuse in questo primo trimestre, ben 223 quelle artigiane cioè lo 0,86%. La situazione continua a preoccupare perché non si vedono segni di un’inversione di tendenza. Mancano all’appello 223 aziende artigiane, come differenza tra le 569 nuove iscritte alla Camera di Commercio e le 711 che, invece, hanno chiuso i battenti. Vuol dire che in tre mesi hanno abbassato la serranda più di 2 imprese artigiane al giorno. Continuare a rivolgere appelli al governo affinché dia una vera cura ricostituente che restituisca vigore alle piccole imprese, ormai appare quasi frustrante. Basterebbe, per cominciare, liberarle dalla zavorra di costi, come quelli dell’energia e della burocrazia, che ne comprimono le capacità competitive.

VENETO E ITALIA. I numeri regionali denunciano una flessione di 1.863 imprese data da 9.103 iscrizioni e 10.966 chiusure; l’artigianato veneto, nello specifico, ha perso in tre mesi 3.714 imprese (-0,75%) a fronte di 2.724 aperture con un bilancio complessivo che è «sotto» di 990 unità. In generale, comunque, i dati di Unioncamere-Infocamere dicono che lo stato di salute dell’impresa italiana è migliorato rispetto allo scorso anno perché è calato il numero dei «decessi»: il tessuto imprenditoriale complessivo, su 6.038.891 realtà produttive, ne ha perse 12.681.

Questa riduzione, comune a tutti i trimestri di inizio anno tradizionalmente caratterizzati da un bilancio negativo a causa delle cancellazioni della fine dell’anno precedente, è meno consistente rispetto al passato. Sempre nel primo trimestre sono diminuite del 5,4% le aperture di procedure fallimentari (3.396 in totale contro le 3.588 dello stesso periodo del 2015). L’intero saldo negativo può sostanzialmente essere attribuito alle sole imprese artigiane.

I COMPARTI. I settori italiani che vedono aumentare in modo apprezzabile la propria base imprenditoriale sono quelli del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+1.579 imprese, di cui 483 artigiane), le attività immobiliari (+896) e l’alloggio e la ristorazione (+662). Sul fronte opposto ad arretrare maggiormente sono i settori delle costruzioni (- 6.294 imprese, -0,74%) e del commercio (-5.680 unità, -0,37%).

FALLIMENTI. Chi fallisce di più? Il commercio seguito dall’industria manifatturiera (19,3%) e dalle costruzioni (19,0%).

Compilare 730 CNAVerona

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