Dopo oltre 45 anni di vigenza, e le molte polemiche che hanno preceduto l'emanazione della nuova norma, va in archivio la "vecchia" disciplina relativa agli "impianti audiovisivi", contenuta nell'articolo 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300, le cui disposizioni sono state integralmente sostituite con quanto previsto dall'articolo 23 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, entrato in vigore il 24 settembre scorso.

 

La nuova norma, anzitutto, non prevede più un generale divieto di installare e utilizzare "impianti audiovisivi e altri strumenti che abbiano quale finalità esclusiva il controllo a distanza dell'attività dei lavoratori".

Essa, per contro, consente l'installazione di impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori solo per:
a) esigenze organizzative e produttive;
b) la sicurezza del lavoro;
c) la tutela del patrimonio aziendale; previo accordo collettivo stipulato dalla RSU o RSA (o dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale se si tratta di unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione o in più regioni).

In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui sopra possono essere installati previa autorizzazione della DTL (o del Ministero del lavoro se si tratta di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più DTL).

Un'altra novità fondamentale consiste nel fatto che le informazioni raccolte, sono utilizzabili da parte del datore di lavoro (a tutti gli effetti, inclusi quelli disciplinari) a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice privacy). Un cenno merita anche la sanzione: infatti sono punite con le sanzioni di cui all'art. 38 della legge 20 maggio 1970, n. 300, le violazioni relative all'utilizzo degli impianti in violazione di quanto sin qui detto.

E quindi:
1. salvo che il fatto non costituisca più grave reato, ammenda da 154,94 a 1.549 euro, o arresto da 15 giorni a 1 anno;
2. nei casi più gravi le pene dell'arresto e dell'ammenda sono applicate congiuntamente;
3. quando per le condizioni economiche del reo, l'ammenda può presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo;
4. nei casi più gravi, l'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall'art. 36 del codice penale.

Compilare 730 CNAVerona

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